Elisabetta Sgarbi è al timone della sua Nave di Teseo, determinata a vincere. Ritratto non autorizzato di una power woman dell’editoria.

 

«A Wall Street lui e alcuni altri… quanti?… trecento, quattrocento, cinquecento?… erano diventati proprio questo: Padroni dell’Universo». L’anonima periferia di Crescenzago non sarà proprio Wall Street, ma chissà quante volte Elisabetta Sgarbi, eclettico Sherman McCoy dell’editoria, l’ha pensato seduta nel suo ufficio di Bompiani, al settimo piano del complesso di via Rizzoli, la Camelot del libro italiano. Oggi dopo vent’anni –  il periodo di tempo più citato nel dibattito pubblico italiano –  il marchio pregiato di RCS Libri acquisita da Mondadori rimane orfano di ciò che in altri casi si direbbe direttore editoriale, non fosse che Elisabetta, “Betty Wrong” sia per gli amici che per gli ammiratori delle sue gesta, non è mai stata una semplice direttrice.

«Com’è elegante, Betty, com’è elegante…». Il copione di una serata della Milanesiana, il festival voluto, pensato, diretto, realizzato, organizzato da Sgarbi (la Lady di ferro tiene ai credits, almeno a giudicare dall’horror vacui delle scritte sulle réclame dell’evento) non ammette variazioni. Elisabetta, centro dell’attenzione che emana una sprezzatura sartoriale, attira attorno a sé cerchi concentrici di amici e collaboratori e conoscenti ed estimatori, tutti reverenti e dispensatori di profonde lodi. È luglio, in questo caso, e Susanna Tamaro, timidissima longseller mai abituatasi a palchi e riflettori, presenta il suo ultimo libro.

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