Cosa ho imparato guardando i video dei candidati alle Parlamentarie M5S

Attirato da un post su Facebook del giornalista del Foglio Luciano Capone, e in seguito fagocitato dagli algoritmi di YouTube, ho passato un buon paio d’ore in compagnia dei video di presentazione dei candidati alle Parlamentarie del Movimento 5 Stelle (così numerosi e agguerriti da portare al crash il sistema Rousseau, come avrete sentito). Ho visto uomini e donne di ogni età, provenienza, ceto, uniti da intenti granitici come cambiare l’Italia all’insegna dell’onestà, vedere sorgere il sol dell’avvenire della democrazia diretta, promulgare il reddito di cittadinanza e altre amenità. E ho visto i font brutti, i sottopancia molesti, i montaggi etilici, gli sguardi fuori obiettivo. Ho sentito le proposte pirotecniche, le pause e i riempitivi prolungati, le musiche insensate, le voci tradite dall’emozione. Non saranno i raggi B che balenano nel buio vicino alle porte di Tannhäuser, ma è comunque molto.

Di seguito, una breve silloge dei migliori documenti video in cui mi sono imbattuto. Dio e Beppe li benedicano.

 

Elisabetta Caldarola – Voto 7,5/10

«Ho cambiato spesso città», ci racconta di lei Caldarola, energica quarantacinquenne che sa il fatto suo. Per via del lavoro del padre, sottolinea con enfasi, ha vissuto «a Foggia, Cerignola, Bari, Trani». Venire a contatto con culture e tradizioni così lontane fra loro deve certamente aver arricchito il suo bagaglio esperienziale e le sue prospettive sul mondo, e nulla ci vieta di pensare che sarebbe un’ottima titolare del dicastero degli Esteri. Forza Elisabetta, tifiamo per te.

 

Paolo Pasini – Voto 6/10

Attivista di Cesena, ci rassicura con un albero di Natale in secondo piano. «Sono convinto che per rialzare la nostra magnifica Italia servano persone che conoscano il valore del sudore e della vergogna», sentenzia. Definisce il suo curriculum «alternativamente prestigioso», non è chiaro se in quanto prestigioso solo a giorni alterni. Magari farà strada, ma non conquista.

Carmelo Daniele Caprera – Voto 9/10

«Ho studiato ragioneria, ma la mia formazione è tutta britannica», dice tirandosela più che vagamente Carmelo Daniele, di cui si apprezza istantaneamente il ricorso alla musichetta upbeat in sottofondo. Sguardo un po’ spento, ma idee chiare: «Voglio aiutare le persone che sono venute a Londra a tornare in Italia». Ma come? Dopo tutto quel tempo perso a imparare l’inglese? «Qualora lo volessero», aggiunge con una frazione di secondo di ritardo, forse ricordandosi che risiede convintamente nella capitale del Regno Unito dal ’94. Il benefattore della cosa pubblica che ha fondato il primo MeetUp grillino nella terra di Churchill – gli inglesi gliene saranno eternamente grati – si definisce «una persona disponibilissima»; nella didascalia del documento video invece spiega: «Introduco la mia persona». Siamo già a due persone, ma com’è noto uno vale uno. In bocca al lupo.

Ferruccio Cittadini – Voto 9/10

Giocando sul formato della video-intervista, Ferruccio, che si introduce come un esperto di tecnologie di riconoscimento facciale, produce una buona presentazione, certamente sopra la media. Non ottiene il massimo dei voti soltanto per quel pessimo gioco di parole sul suo stesso cognome con cui apre la candidatura, vero e proprio scivolone alla Travaglio: «È un nome d’arte a 5 stelle?», chiede la voce fuori campo di una signorina; «ma no, sono semplicemente nato con un nome pentastellato», ribatte sornione lui, prima di scandire, nel fotogramma successivo, le sillabe «Fer-ruc-cio Cit-ta-di-ni». Ok dai, avevamo capito anche prima. Mezzo voto in più per la brevità dell’elaborato.

 

Marco Tommasini – Voto 10/10

«Propongo un impegno per un mai più», dichiara a un certo punto la cupio dissolvi di Tommasini, il quale poco prima aveva addotto di essersi candidato per una non precisata «truffa» occorsa a Zurigo non si sa bene quando (sarà un cliffhanger, maledizione). Mi sono piaciuti il mappamondo e il nichilismo latente, per quel che vale avrà il mio click.

 

Alessandro Pagano – Voto 8,5/10

La Terra è minacciata da un’invasione aliena che vuole spazzare via il genere umano. L’ignavia dei terrestri impedisce di prendere le contromisure adeguate, ma un uomo può salvarci. È ciò che ho desunto dai primi fantascientifici secondi della presentazione di Pagano, che unisce i titoli di testa di Interstellar alle immagini sgranate del suo salotto nell’hinterland milanese. Poi il setting cambia, ci troviamo nella sua banca. Dice: «Se mi permettete una battuta, essere un bancario è già una cosa; essere un assicuratore peggio; figuriamoci essere un bancario assicuratore». Ironia straripante che merita di guidare l’Italia. Il video è ok, migliore se guardato con gli occhiali 3D in dotazione.

Marina Muscolino – Voto 7/10

«Cantante e attrice professionista», ma prima di tutto «geologa». Potrebbe occuparsi di scuola o di dissesto idrogeologico a seconda delle necessità, dice, ma mentre parla io riesco soltanto a pensare che abbia preso in prestito la grafica del video da una scena di Fantozzi in paradiso. Condivisibile, ma poco incisiva.

Cosimo Matichecchia – Voto 8/10

Se esistesse un premio per il cognome migliore tra quelli dei candidati, vincerebbe facilmente anche sul pur autoironico Cittadini. Cosimo, classe 1951, è un altro volonteroso talento che la perfida Albione anni or sono ci ha ingiustamente strappato. «Ci sarebbero tanti punti da affrontare, centinaia da risolvere», precisa durante la presentazione con l’aria di chi al momento non ha voglia di affrontarne nessuno, anche perché tira un vento del boia. In generale buona performance, ma l’abuso di quell’effetto dissolvenza mi ha causato un malessere generalizzato.

Domenico Cortese – Voto 9/10

Ha risolto i problemi del sud con un «bazooka monetario» di sua invenzione, che già mi pare bastante ad averne una buona opinione. In più, quell’abat-jour ha tutta l’aria di essere deliziosa. Non sembra essere a suo agio davanti alle telecamere, ma il ragazzo si farà (ve lo ricordate Di Maio? Sembra ieri, come crescono).

Maria Pica – Voto 5/10

La sua videocandidatura – per cui ha giustamente scelto la categoria di YouTube «Umorismo» – mi ha lasciato un retrogusto di dubbio: voleva il mio click o l’8 per mille alla Chiesa cattolica? In ogni caso, quella voce effetto campana di vetro, quel pathos mariomeroliano e quei riflessi nelle pozzanghere proprio no. Non è che siamo qui a votare il primo che passa, oh.