10 motivi per preferire le Ong del Mediterraneo a Luigi Di Maio

L’attualità politica italiana ha trovato e preso tenacemente di mira l’ultimo grande sbocco del malcontento e delle indignazioni cumulative dell’elettorato: l’opera delle Organizzazioni non-governative impegnate in operazioni umanitarie nel Mediterraneo. Ci sono state, nell’ordine, l’ormai celebre frase del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio sui «taxi del Mediterraneo», le dichiarazioni del pm di Catania Carmelo Zuccaro, i botta e risposta, fino alla terribile vignetta di Giannelli sul Corriere della Sera. Avendo avuto modo di conoscere in prima persona persone che hanno lavorato, a titolo gratuito o retribuito, per Ong («private», come specifica Di Maio, come se ne esistessero di pubbliche) impegnate nel soccorso di migranti, e potendo vantare una minima esperienza nelle attività di volontariato e di assistenza, mi interessa elencare una decina di punti attraverso i quali possa risaltare, al di là di ogni ragionevole dubbio, la strumentalità disonesta dell’ultima polemica fascio-grillina.

      • Di Maio, nello scagliarsi contro Roberto Saviano che l’aveva criticato dandogli del filo-xenofobo, si è difeso alzando le mani e dicendo che di «taxi» parlerebbe direttamente il rapporto “Risk Analysis 2017” della stessa agenzia europea Frontex. «Basta documentarsi», ha scritto Di Maio. Naturalmente, mente: come faceva notare un commento sulla sua pagina, poi curiosamente scomparso, quel rapporto (si legge qui) non solo non parla mai di taxi, come qualunque scolaro delle medie avrebbe potuto immaginare, ma nella sezione dedicata alle operazioni di salvataggio marittimo è molto cauto: non ipotizza illeciti, si limita a parlare di «conseguenze involontarie» delle operazioni Sar (Search and Rescue) condotte all’interno dei confini territoriali delle acque libiche; che è, ovviamente, molto diverso. Fake news in purezza, insomma, a ennesima conferma del fatto che viviamo in un’epoca in cui una menzogna ripetuta abbastanza a lungo diventa viralità;
      • Le «Ong private» di cui parla il trentenne Di Maio sono, per l’appunto, «private». Dovendo porla su questo piano umanamente degradante, nessuno degli zelanti cittadini italiani che stanno facendo le pulci ai loro conti sui social media paga di tasca sua per permettergli di salvare vite umane nel canale di Sicilia: vivono di donazioni volontarie, di specialisti pagati spesso il minimo indispensabile (in alcuni casi ben pagati, si obietterà: sì, sono la minoranza), più in generale di sforzi e aggiustamenti. E negli ultimi anni hanno de facto sopperito a un vuoto della politica italiana ed europea, sobbarcandosi e gestendo un lavoro enormemente difficile e complesso in quanto, detta molto semplicemente, non c’era nessun altro a farlo. Sostenere, come più di qualche maître à penser sta già facendo, che le principali Ong siano in combutta con gli scafisti e il terrorismo internazionale significa spingersi fino alla quarta dimensione del complottismo lisergico, un terreno su cui non resta che inventarsi che la guerra civile siriana non è mai esistita, o è parte di una cospirazione abilmente orchestrata al fine di, che so, “arricchire il Pd”. Andiamo fino in fondo con le cazzate, coraggio;
      • Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa e nome autorevole e informato della crisi dei migranti, ha definito la querelle «uno scandalo montato ad arte dalla politica», e aggiunto: «Bisognerebbe preoccuparsi di quelli che muoiono. I partiti che oggi si scagliano contro le Ong sono gli stessi che nel 2013 dopo la strage di Lampedusa piangevano e dicevano: ‘Mai più stragi’»;
      • Lo stesso pm di Catania Zuccaro, in queste ore oggetto di una campagna di santificazione grillina, nella sua prima intervista a La Stampa ha precisato che «su Ong come Medici senza frontiere e Save the Children davvero c’è poco da dire», in senso buono, leggi: fanno un lavoro encomiabile e senza macchia. Il problema, quindi – se mai esistesse: il pm lavora su ipotesi di reato ed è il primo ad ammettere di non sapere se ciò che ha in mano potrà essere usato in tal senso – non sarebbero “le Ong” in quanto tali, ma alcune Ong minori. Questo il vicepresidente della Camera eletto con una trentina di click l’ha omesso, si immagina per amor di brevità;
      • Le recenti accuse alle Ong si inseriscono in un clima socio-culturale più ampio, un venticello xenofobo alimentato da un disagio ormai molto più percepito che reale, e capace di attizzarsi a ogni parvenza di scandalo. Prendete il video iper-virale del giovanissimo blogger Luca Donadel, quello della sedicente “Verità sui migranti”: basta offrire qualche dato contestuale, interpretarlo come conviene, condire con riferimenti legislativi citati in tono convincente, et voilà, ecco che l’immigrazione diventa un business e i barconi comodissimi taxi (la verità, come spesso accade, è un po’ più complessa);
French rescue workers search on November 28, 2008 off the coast of Canet-en-Roussillon (southern France), for the bodies of five people missing after a passenger jet carrying two Germans and five New Zealanders plunged the eve into the Mediterranean sea. Two bodies were found shortly after the crash, but five others were still missing after the Air New Zealand Airbus A320 crashed as it approached Perpignan airport near the border with Spain after a short test flight. A gendarme who raised the alarm after he saw the plane go down said he watched as it suddenly went into a dive while flying at a height of around 300 metres (1,000 feet). AFP PHOTO PHOTO / RAYMOND ROIG (Photo credit should read RAYMOND ROIG/AFP/Getty Images)

Un’operazione Sar di una nave francese seguita a un incidente aereo del 2008 (Raymond Roig/AFP/Getty Images)

      • Non si capisce, peraltro, come le Ong potrebbero essere in scellerata combutta con gli scafisti o altri potentati oscuri, dato che ogni loro mossa è concordata, approvata e controllata dalla Guardia costiera di Roma e dal ministero dell’Interno. Anche qui, si rischia l’escalation del complottismo, a forza di volerci vedere del marcio;
      • Siccome l’agenzia europea Frontex per statuto non opera a sud di Malta, né ha mostrato nel passato recente la sua disponibilità a rispondere a richieste satellitari di SOS al di fuori della sua zona di pattugliamento dei confini europei, negli ultimi mesi del 2016 il 40 per cento dei salvataggi in mare è avvenuto grazie all’opera esclusiva delle Organizzazioni non-governative. Per mettere la cosa in prospettiva, l’anno scorso cinquemila persone sono morte tentando di attraversare il Mediterraneo; e per essere ancora più chiari, si parla di distese di corpi senza vita, di bambini e ragazzini che galleggiano a pancia in giù sull’acqua a manciate di chilometri dai nostri luoghi di vacanza. Se il sig. webmaster Di Maio e sodali possono tollerarlo, è bene che ci sia qualcuno che non ne è in grado;
      • «Business dell’immigrazione» è un’espressione che potrebbe essere accolta, a valle di indagini che hanno prodotto prove e accusati, se a usarla fosse qualcuno che si è reso conto che l’immigrazione – questa immigrazione, la catastrofe che ha colpito l’Europa di questi anni – è innanzitutto un fatto umano. Beppe Grillo, il suo alter ego Di Maio e l’allegra banda grillina non dimostrano tuttavia troppa sensibilità al tema, preferendo accostare le stragi del Mediterraneo a Mafia Capitale, nell’ennesima, pedissequa riproposizione dello scandalo da imbrattare con hashtag e orrendi meme;
      • Non c’è bisogno di tirare a indovinare composizione delle squadre e provenienza dei fondi delle Ong: di norma si trova tutto comodamente online, in siti web piuttosto chiari e leggibili. Più difficile è liquidare in due parole i confini del rapporto tra politici del Movimento 5 stelle e Casaleggio Associati, ad esempio;
      • Per concludere, nell’era del sospetto sclerotizzato, del George Soros passepartout dell’indignazione cospirazionista, perlomeno lasciate in pace chi si mette in gioco, spesso rischiando in prima persona, per fare qualcosa di buono e solidale. Lasciate in pace quei medici, lasciate in pace quelle infermiere, lasciate in pace quegli psicologi infantili, lasciate in pace quei volontari appassionati. E soprattutto, per carità, lasciate in pace chi, già distrutto, cerca di dimenticare una guerra. Parlate di buche nelle strade, di rimborsi elettorali, del cachet di Benigni a Sanremo, del padre di Renzi: ma ponetevi dei limiti.