L’ultimo inizio

Dice la BBC che Facebook sta diventando un «unstoppable digital graveyard», a dimostrazione del fatto che non c’è più differenza significativa tra online e offline che non passi per ciò che siamo, in senso ontologico, e su queste differenze vedremo innestarsi diversi dibattiti nei prossimi anni. Io, che tra le altre cose spero di rimanere on e offline da vivo ancora per qualche anno, continuo a ringraziare Facebook, Twitter, qualunque strumento inventato da un visionario ragazzetto californiano che semplifica la condivisione di conoscenza e unisce le persone, gli interessi, in qualche senso i mondi.

Un blog è (ancora) uno di questi modi, almeno secondo me, anche se userò questo spazio – ultimo di una lunga serie di cose che ho fatto e stracciato in ormai tre lustri con connessioni a Internet via via più veloci – in maniera sporadica, proprio perché ci sono altri luoghi in cui trovarsi. Ci scriverò commenti più lunghi, j’accuse, smentite in caso dovessi trovarmi implicato in una brutta faccenda di rifornimento di armi agli organizzatori di un colpo di Stato in Sudamerica, riflessioni, cose del genere. Ci metterò, nella pratica sezione “Cose che ho scritto”, alcuni articoli a cui ho lavorato, che spero vi piacciano.

Ed ecco sistemata la fastidiosa incombenza del primo post. A risentirci.