Non è il governo del cambiamento, è il governo della malinconia

Ora che, grazie al caso Carige, aiutare pubblicamente gli istituti bancari in difficoltà è diventata prassi da amici del popolo – una svolta di cui rallegrarsi – sono colto da un senso di spaesamento non tanto davanti alla condizione psico-sentimentale dell’elettorato grillino (troverà altri sciamani, basterà mostrargli nuove chincaglierie luccicanti) quanto verso la pletora più saputella e bipartisan di «meglio loro che gli altri», l’Heimat su cui il M5S e il suo caravanserraglio hanno costruito buona parte del loro immeritato successo.

Di Maio, Di Battista e tutto il codazzo di personalità, giù fino a Sibilia, hanno scoperto con grande sorpresa (loro) che per morire democristiani bisogna prima aver campato, e questo tentano di fare, con risultati mutevoli. Ma i loro riluttanti compagni-per-un-giorno? Quelli che per venti e più anni hanno gridato alla fine della democrazia sembrano diventati poco più che docili agnellini; i cani da guardia dell’informazione libera, che ricordo strepitare a ogni battito di ciglia renzusconiano, ora guardano da un’altra parte, fanno i vaghi, distinguono, parlano di migranti senza fare non dico ammende, ma nemmeno tutti i nomi di chi li sta mettendo in mezzo alla strada. Alla fine il lupo è entrato nell’ovile, ma il pastorello nel frattempo si è dato all’agricoltura biodinamica e sta facendo spallucce.

Se chiedi conto di qualcosa a qualche vecchia gloria dell’indignazione – può essere un giornalista oltranzista, un intellettuale accorato che vede sempre lontano, una promessa del liberalismo da colonna di giornale, ma anche tuo zio – non ti risponde, alla peggio s’incazza, ti dice che ci troviamo qua soprattutto per colpa di Renzi. Che è vero, come è anche vero che Renzi grazie alla sua grande visione politica è diventato un mesto presentatore di mesti documentari: alle redini del cavallo ci sono questi qua, quelli che in ogni caso erano meglio. Viviamo in un paradosso per cui quelli che per 10 anni hanno letto il Fatto Quotidiano per scovare il torbido ora hanno solo lontane memorie di torbido, nostalgie di malefatte piddine che il Movimento, bontà sua, al limite si può trovare costretto a replicare senza gioia (seppur onestamente, si intende: come quando per Carige copincolla il decreto di Gentiloni su Mps). Si è arrabbiati, ma manca il vero e lucente oggetto di incazzatura, e non ci sono fake news e troll teleguidati che possano spezzare quest’immane tristezza.

Non è il governo del cambiamento, è il governo della malinconia.