“Ho chiesto ai buonisti del web 1000 euro per le Ong. Me li hanno dati in 3 ore”

Cara redazione de Il Tempo quotidiano, squisito ministro degli Interni Matteo Salvini,

oggi, 25 luglio, è il mio compleanno: da qualche tempo, Facebook permette di organizzare raccolte fondi in concomitanza col proprio genetliaco, permettendo di sceglierne i beneficiari: un contatto presente tra i propri amici, un’organizzazione di beneficenza, o anche se stessi. Così, stamattina verso le 8.40 ho colto l’occasione per tendere un tranello ai buonisti da tastiera che popolano a frotte le nostre bacheche: ho organizzato una raccolta fondi specificando un modesto obiettivo di 1000 euro totali, e indicato come ente benefico destinatario delle donazioni la Ong spagnola Proactiva Open Arms (nota per salvare persone che rischiano di morire nel Mediterraneo e altre nefandezze simili).

Sulla scorta dell’esempio di un maestro del giornalismo riconosciuto a livello internazionale come Alessandro Migliaccio (l’autore dell’«inchiesta» del Tempo – il nostro Boston Globe – che ha «stanato i radical chic»: grandissimo), ho deciso che avrei tastato con mano fin dove si spingeva quella voglia dei miei contatti di indignarsi per i naufragi nel Mediterraneo. Certo, a mettere le reaction «Sigh» a un gommone capovolto siam bravi tutti: ma quando si tratta di aprire il proprio portafogli? Facile parlare, ma iniziate a vendere i vostri attici a Nuova York (E poi, perché non li prendono in casa loro? Ah no, scusate, scusate: è di nuovo la mia Tourette).

In ogni caso, come previsto, la mia idea mostrava di aver colpito nel segno: dopo aver pubblicato la pagina della raccolta fondi sul mio profilo, ho ricevuto i soliti like solidali dei soliti razzisti al contrario, che vorrebbero l’Italia occupata militarmente dagli africani. Un sorriso sornione e appena compiaciuto si è allargato sul mio volto. Poco dopo, una prima notifica ha fatto capolino nell’angolo in alto a destra dello schermo: diceva «XY fatto una donazione in favore della raccolta fondi per il tuo compleanno». Rileggo lentamente, scandendo le parole. La cifra recita «100 euro». Ma chi donerebbe mai 100 euro ai «taxi del mare»? Dev’esserci un errore. Decido di pazientare.

Occhio ai buonisti, son vecchie volpi (Ben White/Unsplash)

Dopo poco, fioccano altre donazioni. Sì, avete letto bene: una, due, tre, dieci. Mentre scrivo, a sei ore dall’apertura del crowdfunding – che durerà per altre 5 settimane: nei miei piani originali c’era la pesca a strascico del pesce buonista – i «benefattori» sono 56, e hanno già versato un totale di 1080 euro. In altre parole, la raccolta fondi è stata già completata. Pazzesco! Scrittori, editor di case editrici, giornalisti, insegnanti di scuole medie, designer, impiegati, studenti, consulenti: ce n’è per tutti i gusti, nella lista di radical chic che si sono affrettati ad aiutare Proactiva Open Arms, in barba al dramma dei terremotati italiani che vivono ancora in catapecchie.

Ma no, ma dai.

Colto da un doloroso senso di spaesamento e da un trauma imprevisto, ho subito lenito il dolore ritwittando due messaggi sgrammaticati del titolare del dicastero del Viminale. Dopo poco, però, il disegno mi è apparso in tutta la sua machiavellica spietatezza: i buonisti del web avevano fiutato la mia inchiesta, e avevano voluto giocare sporco (come fanno sempre, d’altronde) adottando comportamenti contrari alla loro natura per il solo scopo di sbugiardare noi patrioti. Sono stato usato come pedina: le mie cavie ci hanno messo soldi di tasca loro solo per dimostrare che sono disposte a metterci soldi di tasca loro. Che squallida ipocrisia!

Questa disavventura serva da monito per tutti, cari compagni di bandierina tricolore accanto al nome su Twitter: i buonisti pidioti radical chic con l’attico a New York sono più furbi di quanto pensassimo, e si stanno organizzando per resistere ai nostri tentativi di documentare la verità. Dobbiamo pensare a qualche modo nuovo per prenderli in castagna: i soldi, purtroppo, ce li mettono.
Comunque, se volete consultarlo, il link della raccolta fondi è questo: ma mi raccomando, per carità, smettete di donare, ormai l’hanno buttata in vacca.

Sempre vostro,

con immutata stima anti-invasione,

Davide Piacenza