È arrivato un bastimento carico di (o come Salvini ha vinto la guerra contro i poveri)

Giornali e agenzie che titolano «vince Matteo Salvini» dando la notizia del probabile approdo della nave Aquarius sulle coste spagnole hanno ragione: la profezia del “pugno duro sull’immigrazione” si è auto-avverata, e il leader della Lega è vicinissimo a incassare l’ennesimo dividendo politico del suo momento di grazia: «Alzare la voce paga!», ha già fatto sapere, soddisfatto del corso degli eventi. Come nel gioco che si faceva da bambini, «è arrivato un bastimento carico di…», negli ultimi anni il neo ministro dell’Interno ha ripetutamente dato a milioni di italiani la materia prima adatta a formare nelle loro menti una certa idea circa il carico di navi come la Aquarius, intuitivamente ricettacoli di malfattori, spacciatori, stupratori o le altre amenità lette e sentite in queste ventiquattr’ore.

Il piano di Salvini viene da lontano, e si insedia in un’opinione pubblica largamente addestrata a scagliarsi contro un inesistente «business dell’immigrazione» fatto di impresari che lucrano sugli sbarchi (i pochi che esistono sono molto italiani, non immigrati; i fondi che percepiscono sono europei, non italiani), e oggi, con l’hashtag #chiudiamoiporti e la spettacolarizzazione ad usum Twitter di una traversata della speranza, è riuscito a mettere a serio repentaglio le attività di soccorso marittimo nel Mediterraneo. Col fondamentale apporto degli utili idioti del Movimento 5 Stelle – stretti tra le loro discusse constituency “di sinistra” e la volontà di non far saltare l’alleanza a pochi giorni dall’insediamento di Conte – la Lega ha messo l’emergenza immigrazione in cima all’agenda di governo e se ne è intestata la provvidenziale soluzione, sottolineando ulteriormente chi comanda nel nuovo esecutivo.

Per sgretolare le feroci menzogne della narrazione salviniana non basta nemmeno cedere alle sue semplificazioni, invalidandole sul loro stesso piano: è vero, i numeri degli sbarchi sono in costante diminuzione (-70%, addirittura, nei primi mesi del 2018), quelli dei rifugiati non vedono certo l’Italia tra le nazioni più “gravate”, e, non bastasse, i reati sul territorio italiano sono stabilmente in calo da anni. Ma è questo che si deve rispondere a Salvini: che l’«invasione» esiste soltanto sui suoi canali social? Il problema principale – lapalissiano ma progressivamente perso di vista dall’intero Paese – è che sulle navi delle Ong (o su quelle della Guardia Costiera italiana, a cui non possiamo certo #chiudereiporti, per fortuna) ci sono persone. Persone: uomini, donne, bambini con l’unica colpa di aver tentato un viaggio disperato per sfuggire a una vita infelice, una colpa che non si può espiare perché non riguarda gli uomini ma la Storia – quella grande, con la maiuscola, che trascende i governi e gli hashtag – e vive di timore e disperazione (chi non ci crede, può armarsi di un sano beneficio del dubbio e andare a vederli da vicino, questi novelli criminali sbarcati sulle spiagge del Mediterraneo: per esperienza, posso assicurare che non risulteranno sbandati attaccabrighe, ma uomini in cerca di una nuova vita, persone che bramano lavoro, casa e serenità, esattamente come tutte le altre).

Il neo ministro degli Interni, Matteo Salvini.

Salvini è un baro di enorme talento politico e inibizioni morali assenti, che ha studiato le mosse di questa partita per anni e l’ha giocata puntando su una psicosi indotta e un transfert di sicuro successo: non ho un lavoro (o non ne ho uno decente), lo Stato non mi tutela, mio figlio è disoccupato, mia madre è stata scippata in centro in pieno giorno, la mia azienda ha chiuso, non mi sento a mio agio quando cammino nel parchetto sotto casa la sera; dare la colpa (diretta o indiretta) ai nuovi arrivati è la soluzione più semplice e immediata – e, storicamente, quella più percorsa. Il ministro dell’Interno ha saputo rilanciarla con nuovi mezzi, parole d’ordine calzanti e una spregiudicatezza detestabile che non si vedeva da tempo. Rimarcarne l’inconsistenza fattuale non significa che nel nostro Paese non ci siano stranieri che delinquono, o parchetti effetivamente off-limits: il punto è che, statisticamente, negli ultimi anni l’incidenza dell’approdo di navi delle Ong sulle coste italiane non ha cambiato di una virgola la sicurezza dei cittadini (quella reale, almeno: per quella percepita c’è il ministro Salvini, per l’appunto). E a dirlo – preciso ulteriormente, visto il tono del dibattito di queste ore – è il sottoscritto abitante di una delle cosiddette vie multiculturali della periferia milanese, non un nemico del popolo che sgranocchia crudité in un quartiere di notai.

Eppure chi in queste ore prova a far ragionare le torme di giubilanti fan del «governo del cambiamento», nel migliore dei casi si sente rispondere sequele di slogan da campagna elettorale permanente: «Prima gli italiani!». Quelli che tentano di elaborare, lamentano in buona sostanza che l’Italia è alle prese con una serie di problemi all’interno dei suoi confini, dunque perché dovrebbe anche importante dall’esterno? L’inganno qui si disvela per quel che è: la realtà a monte del piano Salvini ci dice che non c’è ragione di considerare quegli esseri umani «un problema»: studi e ricerche hanno appurato che non ci «rubano il lavoro» (a meno che nessuno aspiri a fare il badante o il bracciante agricolo, si intende), non delinquono più degli altri, non costituiranno una minaccia più seria di quella portata da una fascia di popolazione sempre esistita tanto in Italia quanto altrove, e che esisterà sempre: i poveri.

Accanirsi contro dei poveri solo perché hanno passato un confine, o addirittura esultare perché il diritto minimo di valicare una frontiera gli viene negato da un demagogo in ascesa, dirsi pronti a saperli rischiare l’incolumità – o direttamente perire – in mezzo al mare rivela i contorni di un problema molto più grande e radicato del mesto teatro dei pupi della politica italiana: significa aver perso per strada il concetto stesso di civiltà, del termine «accoglienza» al di fuori della valenza che assume nelle urla dei comizi, delle basi fondanti del vivere civile. Salvini ha vinto la sua scommessa politica e continuerà a capitalizzare il suo consenso, ma a pagarla saremo tutti, anche chi esultava perché ieri, per la prima volta, in 629 hanno passato una notte al buio da sole in mezzo al mare. Pensavate fosse un bastimento di delinquenti, ma la soluzione corretta del gioco era un’altra, iniziava con la “p”: «Persone».