La portavoce di Lavrov che tratta il conduttore come uno scolaretto, Sallusti e il «palazzo di merda», il mancamento: che cosa diavolo è andato in onda?

Lo spettacolo d’arte varia di Giletti a Mosca è stato un capolavoro trash

Cosa poteva andare storto? La7, che già prima della sera del 5 giugno si era distinta per un palinsesto di programmi che avevano applicato con grande rigore la massima dell’ascoltare l’altra campana, chiedendo a esponenti russi di spiegare perché stanno bombardando e devastando l’Ucraina, ha dato il nulla osta a una puntata di Non è l’Arena in diretta da Mosca.

In realtà a Mosca ci è andato solo l’intrepido conduttore Massimo Giletti, anche se non si capisce bene per cosa: e così eccolo lì, che compare in mezzo a una strada moscovita col solito charme brizzolato, mentre sullo sfondo torreggiano le cupole colorate della cattedrale di San Basilio. Annuncia il main event della serata, l’intervista alla portavoce del ministro degli Esteri Sergei Lavrov, Maria Zakharova (la quale, nota en passant, ha «rivoluzionato il modo di comunicare del ministero»).

Poi Giletti cambia postazione, ora è più in alto di prima, a dominare una Piazza Rossa dove il vermiglio del tramonto sta lasciando spazio al blu scuro della notte: dice che a Mosca «si percepisce il rispetto che hanno per l’Occidente», per poi abbandonarsi a una speranza: «Vedremo se Zakharova accetterà un confronto forte come siamo abituati a fare noi». Questione di abitudine.

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