Ho incontrato Gabriel Tallent, che ha scritto Mio assoluto amore (Rizzoli): Stephen King l’ha definito “un capolavoro”.

 

Gabriel Tallent ha soltanto trent’anni, ma può vantare traguardi che i migliori scrittori di norma non raggiungono nemmeno in tarda età: il suo romanzo d’esordio, My Absolute Darling, è stato la più bella novità della narrativa americana del 2017, lodata dal New York Times e da Stephen King, che l’ha definita “un capolavoro” che se la gioca ad armi pari con Il buio oltre la siepe e Comma 22. Turtle è un’adolescente ribelle e introversa che vive in condizioni di povertà e completa emarginazione in compagnia del padre Martin, che abusa di lei sessualmente e psicologicamente. Sullo sfondo c’è una California settentrionale fatta di boschi e torrenti e contornata da una vegetazione lussureggiante ma ombrosa, come la storia che avvolge i personaggi del romanzo. Del libro di Tallent colpisce innanzitutto la prosa coinvolgente, abbastanza distaccata e sfumata da essere “vera” ma anche bastantemente precisa da risultare empatica, a tratti persino dolce.

Ora che Mio assoluto amore è uscito in italiano – edito da Rizzoli con la traduzione di Alberto Cristofori – abbiamo incontrato Tallent nella precaria e accalorata quiete della hall di un albergo del centro di Milano. Lui, rilassato nonostante la giornata densa di colloqui con la stampa, ci ha spiegato com’è nato il suo “capolavoro”, perché dovremmo smetterla con lo stereotipo dello scrittore à la page, e quanto c’è della sua infanzia nelle sue pagine.

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