Con le frasi del commissario europeo Oettinger, gli astri del populismo si sono definitivamente allineati. L’Armageddon sovranista è vicina?

 

Il primo a dirlo apertamente è stato Massimo d’Alema, che qualche giorno fa in un fuorionda strappato all’assemblea di Liberi e Uguali commentava: “Se dovessimo andare a elezioni sul veto a Savona, quelli prendono l’80% dei voti…”. “Quelli”, nella ricostruzione dalemiana, sarebbero Lega e Movimento 5 stelle, la coalizione quasi-governativa che aveva indicato nell’economista 82enne Paolo Savona la sua scelta per il dicastero dell’Economia. Il presidente della repubblica Mattarella ha poi effettivamente posto il veto istituzionale sul nome di Savona, che aveva da poco pubblicato un intervento chiarificatore su un sito no euro: la scelta di Mattarella, per quanto non solo legittima, ma anche costituzionalmente motivata ha fornito un alibi efficace alle forze politiche che fino a poche ore prima lo definivano un “arbitro” assennato e affidabile, si scusavano per la perdita di tempo arrecata e spiegavano diligentemente che la scelta dei ministri spettava al Colle.

In poche ore, la situazione ha fatto segnare parecchie giravolte: “Impeachment”, minacciava urbi et orbi fino a ieri il M5s, seguito a ruota da migliaia e migliaia di commenti di cittadini indignati apparsi sui social, o scambiati per le strade e nei bar; poi – notizia del tardo pomeriggio – Di Maio ha ritirato la mozione, offrendo nuova “collaborazione” per far partire il suo governo all’uomo che ventiquattr’ore prima aveva denunciato come alto traditore della Costituzione, chiedendone improvvisamente la testa.

Thoreau una volta scrisse: “Se vuoi convincere un uomo che sta sbagliando, fai la cosa giusta. Ma non provare a persuaderlo: le persone crederanno a ciò che vedono”.

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