Cronaca di un disastro difficile da annunciare

Giuseppe Conte durante l’annuncio del 21 marzo

Sono il primo a rischiare di cadere nel tranello a intervalli regolari, ma in giro leggo troppe corse a gettare croci e individuare Colpevoli fino a prova contraria; corse che in questo momento fatale rischiano soltanto di aumentare l’entropia. Certo, di alcuni errori marchiani di governi, sistemi nazionali e organizzazioni internazionali possiamo già parlare – Giuseppi Conte è lì a darne una dimostrazione plastica, con le sue dirette con gli annunci che non annunciano, perennemente dimezzati, rimandati e confusionari: e poi ci sono il disastro annunciato Trump, i lisergici consiglieri di Johnson, eccetera – ma per il dolo (e il dolo eventuale) dovremo aspettare che la stessa storia che ci è entrata in casa senza bussare, tipo la primavera di De André, faccia il suo corso.

Tutti i governi sono arrivati in ritardo, alcuni ne stanno pagando conseguenze molto più severe di altri (oltre all’Italia, pensiamo alla drammatica situazione in Spagna), per limiti della loro sanità nazionale o per difetti intrinseci al concetto stesso di una risposta “nazionale”; la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha tenuto linee e promosso strategie a tratti ondivaghe, come peraltro si può dire di molti stimati e affidabili esperti (è scontato citare i dietrofront e le doppie smentite incrociate su mascherine e tamponi, no?). E poi: l’Unione Europea ha attivato misure a cui non era mai ricorsa nella sua storia, interi settori industriali sono stati fermati o stanno venendo riconvertiti, più di un miliardo di persone attualmente è costretto a vivere in casa. E continuerà così ancora per un po’.

È giusto e legittimo far sentire a chi deve decidere il peso della responsabilità sociale (e storica) di quel che sta accadendo, ma senza far finta che non sia il mondo intero – a qualsiasi livello – a stare navigando a vista, di fronte a qualcosa a cui semplicemente non eravamo pronti. Per i conti dovremo aspettare la fine della notte.