L’Italia in una foto

Se dovessi scegliere una fotografia-mondo capace di parlare dell’Italia una volta e per sempre, non avrei dubbi a indicare questa. Nella spensieratezza vacanziera di Silvio e Bettino ad Hammamet nel 1984 c’è tutta la storia disgraziata del potere italiano, fatta di favori reciproci e sfottò, di relazioni pericolose e indolenza quasi metafisica, di ubriacature estive e muscoli del petto goffamente gonfiati.

Silvio Berlusconi ad Hammamet, agosto del 1984. Con lui, oltre a Bettino Craxi, quel giorno c’era anche Fedele Confalonieri. (foto: Umberto Cicconi/Getty Images)

Come dice il saggio watermark di Getty Images, la foto l’ha scattata Umberto Cicconi, ex bibitaro di una spiaggia di Ostia (i corsi e ricorsi universali, si diceva) fotografo, confidente personale e poi anche parente acquisito di Craxi, che l’aveva eletto suo dignitario di corte facente funzioni (e che funzioni: sarà lui a raccontare in un libro furti di documenti, foto alle targhe dei pullman dei rivali craxiani ai congressi, persino tristi missioni per imbrattare finti inni a Bettino sui muri di Milano), ma con un po’ di immaginazione si può pensare che questo scatto sia opera delle manone di Ghino di Tacco stesso.

Siamo a meno di due mesi dal “decreto Berlusconi” sulle trasmissioni delle reti Fininvest, la prima prova sostanziale del sodalizio politico ed edonistico che ha visto andare in cenere la Prima Repubblica: Berlusconi, il figurino in posa plastica, ha 48 anni; Craxi ne ha compiuti da non molto 50; Cicconi – sul cui conto, vista l’inspiegabile vicinanza al caro leader, si inizia a dire che porti addirittura fortuna, come ha scritto Filippo Ceccarelli – ne ha solo 26, e deve sentirsi invitato a una festa mobile senza fine che non è in grado di capire. Nelle sue memorie – si intitolano Segreti e misfatti, che è un titolo applicabile a qualsiasi personaggio di potere italiano del secondo dopoguerra – Cicconi racconterà un po’ di tutto, da quando stava per farsi accoppare da una guardia del corpo di Arafat a quando nel 1992 Bettino gli chiese di andare a spiare Claudio Martelli, in odore di abboccamento con uomini di Achille Occhetto. Ma nulla, agli occhi dei posteri, supererà la precisione metaforica di questa foto.

E a guardarla a 36 anni di distanza, il ghigno impettito di Berlusconi appare vano come solo i grand commis di questo malandato paese sanno esserlo, oltre che nostalgico e triste come un Battisti inedito. E poi, diciamocelo, è uno scatto rivelatore di quello che stava per venire: il potere sarebbe passato di mano secondo le leggi della termodinamica, fino a sparire in posti inconoscibili, le spiagge sarebbero cambiate – gli italiani mai: avrebbero continuato a necessitare di pose tutte d’un pezzo – e Hammamet da teatro di scorribande agostane si sarebbe tramutata in una tomba. Ma è pur sempre il paese del mito della villeggiatura, l’Italia, e se anche la situazione è grave, comunque non sarà mai del tutto seria: morto un Craxi se ne fa un altro, e pazienza se sarà un pochino più sgradevole, se gonfierà un pelo di più i muscoli, se passerà dagli «intellettuali dei miei stivali» (Bettino lo disse, nemmeno poi così a torto, di Galli della Loggia) al «radere al suolo la casa della fottutissima zingaraccia» twittato urbi et orbi.

I socialisti dicevano apertamente che la politica è un gioco brutale, e anche su questo avevano anticipato diverse illustri nuove generazioni. Stessa spiaggia, stesso mare. Finché dura.