“Il modello Milano e la sua scorta mediatica”
Anno
2025
Testata
Wired Italia
«A Milano non si usa». È la metà di giugno del 2018, piccolo mondo antico pre-Covid, e tutti i giornali d’Italia riportano un virgolettato breve e ieratico di Pierfrancesco Maran, allora 38enne assessore all’Urbanistica della giunta del sindaco Beppe Sala a Milano. Sono, secondo le ricostruzioni trapelate dalla Procura, le parole che Maran ha detto agli uomini di Luca Parnasi, imprenditore coinvolto nell’inchiesta sul progetto di un nuovo stadio della Roma a Tor di Valle; l’uomo avrebbe provato a corrompere Maran offrendogli un appartamento di lusso in cambio di qualche permesso non propriamente regolare, ma si sarebbe visto chiudere subito la porta in faccia, tanto da far dire ai suoi scagnozzi «abbiamo fatto una brutta figura, sembravamo i romani dei film quando vanno a Milano» Il giovane assessore commenta le lodi ricevute con un post sull’allora Twitter, spiegando che il suo comportamento «è, e deve essere, la normalità» e ringraziando per «i numerosi messaggi che mi sono arrivati».
Uno di quei messaggi era il mio. Ho il numero di Maran perché due anni prima gli ho chiesto qualche battuta per un articolo sulla mobilità milanese, e vincendo tutte le ritrosie e le regole che mi sono sempre imposto, decido di inviargli un sms. È ancora lì, sepolto nel mio iPhone, e dice anche: «La sua risposta ci onora tutti, come milanesi».

