A 15 anni dalla sua prima messa in onda, la serie comedy di Nbc sui nonsense della vita da ufficio non è mai stata così attuale (e famosa, anche alle nostre latitudini): forse perché con la pandemia tutti abbiamo dovuto imparare a fare passare giornate diventate lunghe e noiose

 

Quando Maurizio Molinari, novello direttore di Repubblicaha annunciato urbi et orbi la creazione del “Premio del direttore per il miglior giornalista della settimana” di Largo Fochetti – 600 euro lordi in busta paga e “una R stilizzata con il nome del vincitore” – nella mente di noi lettori si sono affastellati riferimenti comici ineludibili: un po’ il Fantozzi del “bel direttore”; un po’ Beppe Grillo (che però, quando istituiva con altri fini la rubrica del “Giornalista del giorno” sul suo blog, di comico aveva ormai ben poco); un po’, però, anche lo scalcagnato e adorabile responsabile di filiale di un’oscura azienda produttrice di carta, il Michael Scott di The Office, con volto prestato da una delle più caparbie facce di gomma del cinema americano, Steve Carell.

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